domenica, novembre 16, 2008

Fratelli di sangue - Sangue di Fratelli

I Festival internazionale  della filosofia in Sila: da sinistra a destra - Michele BORRELLI - Santiago ZABALA - Giacomo MARRAMAO - Gianni VATTIMO - Francesco Saverio ALESSIO - Mauro PIOLA -  Carmelo DOTOLO - fotografia: Carmine TALERICO
(Il Prof. Dr. Phil. M.A. Michele BORRELLI è il primo a sinistra nella foto; insieme a lui per il I Festival della filosofia in Sila, ideato ed organizzato da Emiliano MORRONE: Santiago ZABALA - Giacomo MARRAMAO - Gianni VATTIMO - Francesco Saverio ALESSIO - Mauro PIOLA - Carmelo DOTOLO - fotografia: Carmine TALERICO. Ndr)

L’illegalità dilaga con effetti distruttivi sul singolo e sulla collettività.

Non cogliamo la gravità del problema se parliamo di fenomeno illegalità, in quanto non ci troviamo solo davanti a singoli fenomeni di criminalità e violenza spesso inaudita, davanti alla guerra tra bande, cosche e singoli criminali. Siamo, ovviamente, anche in presenza di tutto ciò.

Il motivo che ci vede qui raccolti non è l’analisi di singoli casi. A singoli casi si possono trovare le risposte giuste anche in tempi relativamente brevi per il corso che può sembrare comunque sempre lento della giustizia.

Le risposte sono difficili, invece, e possono risultare addirittura anche impossibili o inutili e possono non da ultimo scoraggiare la stessa giustizia e noi tutti come singoli cittadini, laddove siamo in presenza di una criminalità, di una illegalità e di una violenza che sono diventate parte strutturale o sistemica. In quanto forme strutturali e del sistema, l’illegalità, la violenza e la criminalità si trasformano esse stesse in istituzioni.

Criminalità e politica, criminalità ed economia vivono e convivono, a quel punto, in una simbiosi che non lascia alternative alla legalità. Se la criminalità si eleva a struttura (e questo è dimostrato dai dati della dettagliatissima analisi che Nicola Gratteri e Antonio Nicaso offrono ai lettori nel loro libro Fratelli di sangue), dobbiamo passare da una risposta individuale, fenomenico-episodica ad una risposta sociale generale; ad una risposta di legalità che, almeno a lungo raggio, trovi lo spazio per farci uscire dal labirinto buio della giungla in cui siamo sprofondati e che riesca a farsi a poco a poco strada e riguadagnare almeno gradualmente sempre più terreno all’interno di quelle stesse strutture che hanno trasformato la legalità in corruzione e la corruzione in criminalità.

Che non ci siano dubbi: per questo lavoro siamo chiamati in causa tutti. È facile dire: dov’è lo Stato? Dov’è la giustizia? Con altrettanta facilità si potrebbe chiedere: dov’eri tu quando la criminalità si organizzava e bussava alle tue porte? Dov’eri tu quando tuo figlio entrava in questa o quell’altra organizzazione di criminali? Perché hai vissuto nell’omertà e convivi tuttora con e nell’omertà?

Nessuno può sfuggire all’appello che la legalità deve essere difesa da ognuno di noi e non solo dalle forze dell’ordine; si tratta, infatti, di difendere il bene comune a cui tutti vogliamo partecipare e a cui tutti noi abbiamo diritto di partecipare; si tratta allora di difendere i diritti di ognuno e quindi anche i nostri stessi diritti; si tratta, non da ultimo, di difendere i princîpi di giustizia e di libertà sui quali si basa ogni forma di convivenza democratica e il futuro dell’esistenza nostra e quella delle generazioni future.

A questi diritti si lega il dovere di impegnarsi per la legalità e di coltivare il senso della legalità. Il motto “Ammazzateci tutti”, dei ragazzi di Locri, è un segnale vero, forte, un segnale da difendere da tutti noi e dalle istituzioni. Vivere la legalità è un principio ed un impegno; è un atteggiamento anche e forse soprattutto mentale.

Dove questo principio viene meno, avanza l’indifferenza; l’indifferenza verso la criminalità si traduce in omertà, in ultima analisi in accettazione; l’accettazione diventa convivenza. Si diventa Fratelli di sangue. Dove regnano l’indifferenza e l’omertà, la criminalità può organizzarsi e fiorire, può espandersi, rafforzarsi e trasformarsi appunto in quella fonte distruttiva che scardina dalle fondamenta i princîpi della convivenza civile e della democrazia.

Qui sono chiamate in causa le scuole di ogni ordine e grado e nuovamente la fatica quotidiana, incessante e logorante degli insegnanti. Fatica che molti misconoscono, non vedono e sottovalutano; sono chiamati in causa gli studenti, i giovani, le famiglie, la Chiesa.

È chiamata in causa l’educazione. Tutta l’educazione. Educare al principio della giustizia, educare alla legalità, è un lavoro pedagogico, è un lavoro didattico. Il mio appello accorato è rivolto, non a caso, anche e soprattutto ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado. So bene quanto siano sensibili i docenti nelle scuole; so che l’educazione alla legalità è un tema forte nelle scuole. Ed è un tema, colleghe e colleghi, che deve rimanere forte e dobbiamo ulteriormente rafforzare.

Il lavoro straordinario, coraggioso di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso è un segnale forte, fortissimo che noi dobbiamo accogliere, fare nostro e portare avanti nella lotta all’illegalità, alla violenza, alla criminalità. Mi rivolgo anche all’editore e amico Walter Pellegrini, sempre sensibile al tema delle mafie e ‘ndranghete.

Walter, abbiamo bisogno di lavori, di segnali del genere se vogliamo portare avanti lo sviluppo culturale e quindi anche politico ed economico nella nostra terra di Calabria. L’analisi lucidissima della struttura criminale della ‘ndrangheta che Gratteri e Nicaso ci offrono, dà a noi, dà alle scuole, dà a tutti la possibilità di conoscere la vera portata criminale di questa organizzazione. Con il lavoro di Gratteri e Nicaso, nessuno può più dire, nessuno potrà in futuro dire: non sapevamo. Non sa chi non vuol sapere.

Conosciamo questo modo di sottrarsi alla responsabilità. Nei campi di concentramento si distruggeva il popolo ebraico. A sterminio avvenuto, molti hanno detto e dichiarato che non sapevano. La ‘ndrangheta distrugge il senso morale della politica, saccheggia l’economia e il futuro dei nostri giovani. Chi ancora non sa, legga il libro di Gratteri e Nicaso. Non venga poi a ripetere: non sapevo, nessuno gli crederà.

La ‘ndrangheta, anticipavo, non è un fenomeno legato a singoli casi di criminalità, non è − come documentano Gratteri e Nicaso − un’organizzazione stracciona e casereccia. La ‘ndrangheta è super organizzata a livello nazionale ed internazionale. Ed è proprio perché siamo dinanzi ad una super organizzata criminalità, le strutture e le istituzioni hanno bisogno di una risposta forte. Si tratta, infatti, di riportare le stesse istituzioni su un nuovo piano di legalità; si tratta di riconquistare la legalità perduta.

E in ciò noi tutti abbiamo bisogno della presa di coscienza che il lavoro difficile, spesso quasi impossibile della giustizia non può fare a meno del nostro contributo personale e di ognuno di noi. Il problema è politico, sociale, economico, ma anche culturale e, in ultima analisi, pedagogico. Il problema è anche didattico: come impostare, cioè, il lavoro quotidiano del come educare alla legalità? Come si può notare non è solo un compito o il compito della giustizia in generale, delle forze dell’ordine o di singoli magistrati, di singoli eroi in particolare.

Si, permettetemi di parlare di eroi; è il termine giusto, il termine vero; eroi che versano il loro sangue, affinché non scorga il nostro sangue. Non possiamo lasciare questi eroi della giustizia, soli. Senza il nostro contributo, senza il contributo di tutti, avremo sempre più eroi, e un giorno solo eroi, ovverosia: vedremo donne e uomini della giustizia e non solo uomini e donne della giustizia, vedremo i nostri figli, i vostri figli cadere massacrati dalla criminalità.

Questa sera abbiamo l’onore di avere fra di noi uno di questi eroi, il sostituto Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Nicola Gratteri, che ringrazio di cuore, come ringrazio di cuore personalmente, anche come presidente del Centro Filosofico Internazionale Karl-Otto Apel, il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Roberto Occhiuto e tutte le figure istituzionali, le forze dell’ordine, don Giacomo Minervino (parroco di Acquappesa), i sindaci di Acquappesa e Guardia, gli amici, le colleghe e i colleghi, nonché i ragazzi delle scuole qui presenti al dibattito.

Nicola Gratteri, com’è stato detto, è sostituto Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria. Gratteri non è solo questo. Gratteri è uno dei magistrati tra i più esposti nella lotta alla struttura criminale della ‘ndrangheta.

Ora a Fratelli di sangue È un libro di grandissimo spessore antropologico-culturale, sociologico. Un libro direi unico per ricchezza di documentazione e rigore analitico; un libro che dovrebbe diventare lettura obbligatoria in tutte le scuole, in quanto ci porta, con una fittissima documentazione ed un’amplissima rete d’informazioni, nei meandri della logica e della costituzione o meglio costruzione e istituzionalizzazione, in altri termini: ci porta al cuore della criminalità organizzata, che va sotto il nome di ‘ndrangheta. Fratelli di sangue, questo il titolo del libro.

Accennavo sopra al sangue che le forze dell’ordine e singoli magistrati versano per difendere il nostro sangue. Il paradosso vuole che Fratelli di sangue non sta allora per patto di amicizia, di affetto o di stima per l’altro (non è il giuramento o il rituale dei Ragazzi di via Pàl di Ferenc Molnàr), tutt’altro. Mi sia consentito di citare un passo dai rapporti giudiziari raccolti nell’illuminante Appendice al libro che evidenzia, penso molto bene, la logica interna del rituale ‘ndranghetista:

tra gli affiliati...vi sono... dei particolari vincoli di sangue che vengono celebrati tra due affiliati che sono legati da una profonda amicizia. Questo rito avviene alla presenza del capo-bastone, il quale punge l’indice destro dei due affiliati e, successivamente, li unisce in modo che vi sia un ‘contatto di sangue ’ che, mescolandosi, va a cadere su una delle immagini sacre che, successivamente, viene bruciata. Il capo-bastone suggella questo vincolo con la sua presenza e con queste parole: ‘Da questo momento siete fratelli, il sangue di ognuno di voi è nell’altro, solo altro sangue o infamità possono sciogliere questo vincolo ”.

Fratelli di sangue non è, ripeto, un giuramento di amore in difesa dell’altro, dei più deboli o per la difesa delle istituzioni o della giustizia, esso è invece un patto criminale e ferreo contro la legalità.

Il sangue che qui si versa, infatti, è un sangue di complicità: un patto indissolubile, irreversibile, direi quasi sacro, tra aspiranti ‘ndranghetisti, ‘ndranghetisti e futuri ‘ndranghetisti; un patto per uccidere. Da questo patto per la morte non c’è via d’uscita, non c’è ritorno. Chi si lega a questo patto per la morte entra in un tunnel del non ritorno, entra in un’organizzazione dove valgono determinate e inviolabili regole: in base a queste regole, non puoi rifiutarti di ammazzare a meno che non vuoi uscirne ammazzato. Ancora un passo significativo che cito dai documenti in Appendice al testo che confermano questo ferreo patto:

- Siete a conoscenza delle nostre regole?

- Sono a conoscenza.

- Prima della famiglia, dei genitori, delle sorelle, dei fratelli, viene l’interesse e l’onore della società, essa da questo momento è la nostra famiglia e se commetterete infamità, sarete punito con la morte. Come voi sarete fedele alla società, così la società sarà fedele con voi e vi assisterà nel bisogno, questo giuramento può essere infranto solo con la morte, siete disposto a questo? Lo giurate?

- Lo giuro nel nome dell’Arcangelo Gabriele e della Sacra Corona dell’Onorata Società ”.

L’obiettivo della criminalità non è evidentemente un ammazzarsi reciproco tra criminali.

Si tratta invece di portare avanti un giro d’affari che ruota intorno a miliardi di euro. Questo giro d’affari non conosce leggi e non conta i morti che esso lascia lungo il suo percorso. Ne sanno qualcosa quanti sono impegnati nella lotta alla ‘ndrangheta. Ecco perché ho dato alla mia relazione il titolo Fratelli di sangue - Sangue di fratelli . Ho invertito il titolo del libro per portare alla luce un messaggio forte, intrinseco al libro di Gratteri e Nicaso: non solo il sangue che versano questi criminali, ma il sangue che sono costretti a versare soprattutto quelli che si oppongono e lottano con forza ed efficacia contro la devastazione politica, economica e culturale che la ‘ndrangheta produce.

Valgano alcuni dati a dimostrare la gravità della struttura criminale che va sotto il nome ‘ndrangheta, affinché (qui da noi in Calabria e non solo) un giorno, appunto, non si dica: non sapevamo.

Il testo di Gratteri e Nicaso porta alla luce che la ‘ndrangheta non solo ha un giro d’affari intorno ai 36 miliardi di euro, ma che essa è anche leader incontrastato nel traffico della cocaina dal Sud America verso l’Europa. Il libro di Gratteri e Nicaso mostra che, da molto tempo ormai, la ‘ndrangheta è l’organizzazione criminale in Italia più ricca e la più inserita nell’economia nazionale; un’organizzazione che mantiene forti infiltrazioni non solo in Europa, ma anche in Nord America, in Sud America e in Australia.

Come sottolineano gli autori del libro, la ‘ndrangheta ha soppiantato Cosa Nostra, si è insinuata nelle logge massoniche e nel sistema economico corrompendo la politica più di quanto non sia riuscita a fare la mafia siciliana.

La ‘ndrangheta − sottolineano Gratteri e Nicaso - è diventata una holding del crimine che gestisce tonnellate di cocaina in tutto il mondo. Più di ogni altra organizzazione criminale, la ‘ndrangheta si è rivelata e si rivela capace di adattarsi ai processi di modernizzazione, alle tecnologie più avanzate; è riuscita a creare intrecci con organizzazioni criminali straniere. Il malaffare va, non da ultimo, dal traffico d’armi al traffico di materiale radioattivo.

Tutto ciò com’è stato possibile, com’è possibile? Com’è stato e com’è possibile che in uno Stato democratico, in uno Stato di diritto possa nascere, crescere e rafforzarsi una struttura criminale così devastante come la ‘ndrangheta; una struttura così forte e aggressiva da riuscire a penetrare nelle istituzioni: pensate che dal 1995 al novembre del 2006, in Calabria, sono stati sciolti 32 consigli comunali per infiltrazioni mafiose!

A queste ed altre domande si può rispondere con questo grande lavoro che è oggetto qui di discussione: Fratelli di sangue. I passi sistematici che emergono dal libro di Gratteri e Nicaso e sui quali, penso, si basi tutta la struttura del libro sono tre:

- l’analisi storica della struttura della ‘ndrangheta;

- l’analisi sociologica della struttura della ‘ndrangheta;

- l’analisi antropologico-culturale della struttura della ‘ndrangheta.

Questi tre passi non sono solo fondamentali per spiegarsi la struttura devastante della criminalità organizzata che va sotto il nome di ‘ndrangheta, ma sono anche fondamentali per il lavoro pedagogico nelle scuole. Si tratta in questo caso di tradurre le tre analisi in tre unità didattiche (storia-struttura-cultura-di-fondo) e dispiegarle in un progetto differenziato che tenga conto da un lato delle condizioni socio-economiche, socio-politiche e culturali che hanno reso possibile il sorgere, il costituirsi, il consolidarsi e l’espandersi di una organizzazione criminale la cui portata, come dicevo sopra, è travolgente o meglio sconvolgente, dall’altro di riflettere su cosa possiamo e dobbiamo fare noi tutti, come singoli, come collettività, come istituzioni, come forze dell’ordine, come giustizia in generale per frenare, contrastare, e non scoraggiamoci: per combattere ed infine sconfiggere l’illegalità, la violenza e la criminalità. Questo vogliamo tutti noi, questo richiedono i nostri figli, le generazioni future. Questo chiede e deve chiedere la società democratica, ogni società democratica se democratica è. Questo chiede la Calabria, questo chiede il calabrese onesto, responsabile, vero.

Nicola Gratteri, grazie per l’illuminante lavoro, grazie per la Sua presenza nel territorio di Acquappesa, grazie per la discussione che ci permetterà di avviare con Lei in questa nostra terra di Calabria, tanto bella ma tanto bisognosa di essere difesa e protetta dalla criminalità organizzata e dalla invadente illegalità che grava sul futuro nostro e su quello delle generazioni future. Non possiamo e non vogliamo consegnare ai nostri figli, alle generazioni future, una Calabria della ‘ndrangheta.

Michele Borrelli

dal Centro Filosofico Internazionale Karl-Otto Apel: Fratelli di sangue - Sangue di Fratelli, di Michele Borrelli

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