lunedì, ottobre 02, 2006

Per un’Ermeneutica del Web. Un’Escatologia Florense contemporanea.

1° Festival internazionale della filosofia in Sila - Ermeneutica, Spirito, bellezza e trascendenza - Gioacchino da Fiore e Gianni Vattimo a confronto: la forza della Calabria

7 giugno 2006, Silvana Mansio - SERRA PEDACE (CS)

Francesco Saverio ALESSIO: Per un’Ermeneutica del Web. Un’Escatologia Florense contemporanea.


Premessa

Le finalità che ispirano il tema del mio intervento a questo 1° FESTIVAL internazionale della filosofia in Sila, rivolte all’edificazione di un’Architettura dell’Intelligenza Connettiva che si ramifichi in tutta la Terra a partire da Fiore, impongono la divisione dello stesso in due parti:

una dispiega la descrizione di un punto di vista fiorito dalla repressione del naturale bisogno comunicativo fra esseri umani e dalla distruzione della cultura tradizionale, comunque da fatti storici accaduti a San Giovanni in Fiore; un’analisi dello stato dell’essere dalla prospettiva dell’artista, composta sia da reperti conoscitivi di derivazione autobiografica - da una personale esperienza sul campo - sia da reperti di derivazione scientifica, storica ed estetica; l’altra, che descrive l’”esserci” ad ogni costo, prende le mosse dall’Escatologia di Gioacchino da Fiore, indicando una interpretazione dell’Intelligenza Connettiva 1) volta alla pace nel mondo, alla salvezza, alla felicità dell’umanità, quindi definibile come un’Escatologia Florense contemporanea.

...ripartirono da Petra e si ritirarono fra le montagne a Fiore, affinché in Nazareth fosse annunciato il nuovo frutto dello Spirito Santo, fino a che, a partire da quel luogo, il Signore operasse la massima salvezza sulla Terra. [...]

Biografia di Gioacchino da Fiore ANONIMO

Nell’Escatologia di Gioacchino da Fiore, riassunta in poche righe dal suo Anonimo biografo, il nuovo frutto dello Spirito Santo partirà da Fiore e sarà annunciato in Nazareth, immediatamente prima della massima salvezza sulla Terra. La massima salvezza sulla terra non si realizzerà quindi esclusivamente grazie alla kénosis e al sacrificio del Messia sulla croce, o a quello che sarà l’effetto antimetafisico sulla storia del Dio che si è fatto uomo, bensì per via di un nuovo frutto dello Spirito Santo, ancora in “Fiore”, che sarà distribuito globalmente a partire dal centro del Mediterraneo, dall’Altopiano della Sila e specificamente dalla confluenza di due fiumi, l’Arvo ed il Neto, cioè dal centro mistico chiamato Fiore, ovvero Florens, Flaraconio, Flos: attualmente San Giovanni in Fiore. In piena età dell’interpretazione si può facilmente volgere il pensiero a campi di indagine non necessariamente di esclusiva pertinenza della scienza, o della filosofia, o della religione, e con un banale gusto dell’ironia chiedersi se mai sia possibile che la salvezza debba partire da un luogo degradato urbanisticamente, culturalmente imbarbarito, depredato di ogni forma di memoria e di poesia, abbandonato a se stesso e senza futuro come la San Giovanni in Fiore contemporanea: una città medioevale testimone di accadimenti determinanti per la storia del pensiero umano, rinomata per le antiche ed apprezzate tradizioni artigianali, circondata da decine di migliaia di ettari di preziosi boschi ricchissimi di acque sorgenti, affacciata sullo Ionio, un tempo centro mistico e legato allo spirito, oggi stranamente priva di attività economiche siano esse produttive, turistiche, culturali, o di servizio. Un luogo dal quale ancora nel 2006 le migliori menti continuano ad emigrare e dove i pochi artisti ed intellettuali non emigrati sopravvissuti vengono posizionati in uno spazio di non appartenenza sociale, non solo emarginati ma a volte persino perseguitati per costringerli alla resa o alla fuga.

La popolazione, a causa dell’atrofia istituzionale, del degrado politico, del sottosviluppo strutturale della società, costretta ad una emigrazione di massa inarrestabile e alla perdita dell’identità culturale, è attualmente in via di estinzione; come ha indicato, già nel 1992 nel suo prezioso saggio “L’inquieta alleanza fra psicopatologia e antropologia” 2), l’etno-psichiatra Salvatore INGLESE, che si orientò verso lo studio delle psicopatologie collettive dovute a fenomeni migratori di massa appunto dopo aver prestato per dieci anni pratica assistenziale presso il locale Centro di Igiene Mentale nell’allora U.S.L. 13. Scrive il Dott. INGLESE: " [...] Da queste complesse dinamiche si deduce la convinzione che l’emigrazione di massa si impone come una straordinaria variabile strategica nel divenire storico di questa popolazione.-Nel suo dispiegamento essa condiziona la morfogenesi dell’assetto sociale, nonché la strutturazione del mondo psichico e di quello culturale. I suoi effetti non si esauriscono nel "qui e ora" ma si riproducono indefinitamente sull’asse diacronico del lungo periodo. Questo processo si dilata nelle forme della desertificazione demografica e della dissipazione culturale. Alla dispersione geografica corrisponde immancabilmente la dispersione delle identità culturali e psicologiche. E’ per questo motivo che i processi migratori si ripiegano in sacche di raccolta di imponenti fenomeni psicopatologici. [...] [...] Nel corso del tempo è stato possibile censire almeno cinquecento casi psichiatrici che rappresentano, comunque la punta emergente di un iceberg epidemiologico la cui massa resta nascosta. [...] [...] lo smarrimento della solidarietà etnica e familiare, lo scacco della cultura tradizionale, la condizione, diffusa e pervasiva, di sofferenza psicologica, rappresentano gli indicatori di lungo periodo di una irrimediabile sconfitta storica e antropologica della società autoctona che, decimata dall’emigrazione di massa, sembra rassegnarsi ormai all’estinzione."

Il processo di esclusione operato nei confronti degli artisti è dovuto soprattutto al fondamentalismo misoneista politico-istituzionale, conseguentemente, all’incomprensibilità e al rifiuto terrorizzato, da parte della popolazione sopravvissuta, della possibilità di un’esistenza alternativa, diversa, meno legata all’avere e più legata all’essere; più viva, ricca, colta, comunicativa, sociale, umana: poetica!

Per un artista che voglia sopravvivere in sanità mentale, a San Giovanni in Fiore, è necessario non vivere più sentimenti di solitudine dovuti all’esclusione bensì sentimenti di solitudine derivati da un senso di non appartenenza culturale; una sorta di nostalgia dell’emigrato, riprodotta in modo teatrale da essere umano cosciente di appartenere ad una cultura che è altra e che vive in un luogo straniero, che non gli appartiene. Una decostruzione e ricostituzione dell’evidenza intuitiva della realtà quotidiana in una forma di rappresentazione intima, ricomposta in una imprevista disposizione di frammenti poetici, sconosciuta all’altro, strategicamente riservata 3). Si tratta di un processo personale molto complesso e difficile poiché è necessario intraprendere la costruzione di una cultura individuale come se fosse quella di una società, cioè bisogna fornire a se stessi e dal profondo di se stessi sicurezza ontologica e nutrimento psicologico, compiti protettivi che dovrebbe assolvere la società. --Bisogna avere una vasta capacità immaginativa sostanziata dall’impegno costante nelle attività mentali di studio e di ricerca, tendenze ascetiche, profonde motivazioni spirituali, inesauribili capacità di rinuncia ai beni materiali e ai contatti affettivi ed amorosi: un opera di megalomania auto-protettiva che comporta percorsi di umiltà profonda e di strenua rinuncia per poter essere strutturata efficacemente. Per individui più deboli o insicuri o timidi non c’è scampo: alcol, cocaina, eroina, vandalismo, spesso il Centro di Igiene Mentale, sottometterti al Tabù o se vuoi salvarti ed avere la possibilità di una vita sana EMIGRARE.

A San Giovanni in Fiore, oggi, attraverso le gabbie e le nebbie dei confini locali, si traguarda lontana, quasi irraggiungibile, la salvezza personale. All’orizzonte, invisibile!, quella collettiva. Impossibile quella escatologica.

All’avvento di Internet e del Web, però, iniziò ad apparire razionalmente accettabile l’ipotesi che anche da questo lembo di montagna abbandonato dalla poesia e dagli uomini potesse diffondersi immediatamente in tutta la Terra, come nel messaggio escatologico di Gioacchino da Fiore, una visione della realtà florense diversa da quella istituzionale insieme all’indicazione di una possibile salvezza globale: quella di inventare un’opera d’Arte composta da ragnatele comunicative digitali, un’architettura dell’intelligenza connettiva, un ipertesto adatto ad esprimere l’”esserci” a San Giovanni in Fiore agli albori del terzo millennio, un’estendersi della mente a 360° per tentare di sviluppare altre possibilità di dialogo: una Escatologia Florense contemporanea espressa in forme d’arte poliedriche che contribuisse all’edificazione della conoscenza, alla Bildung di una filosofia tendente alla felicità dell’umanità e alla pace nel mondo attraverso il dialogo interculturale e globale reso possibile da Internet e dal Web.

Attualmente vivo nel World Wide Web. Ho una identità che è altra da quella affibbiatami qui a San Giovanni in Fiore. Ho un’identità aurale conformata da molte pagine web e da molte e-mails che contengono "Francesco Saverio ALESSIO", tutte e tre le parole che indicano il mio nome e cognome. --Delle pagine web più di 500 le ho inventate, progettate e costruite io - emigrati.it - emigrati.org - florense.it (fra tutti e tre i siti - multilingue - oltre 20.000 visitatori al mese da tutto il globo terrestre) - quelle di altri siti web - altre sono nate dalla collaborazione con il Laboratorio di Produzione Culturale LA VOCE DI FIORE diretto da Emiliano Morrone, laboratorio al quale collaborano filosofi come Gianni Vattimo, che ne è direttore onorario, Alfonso Maurizio Iacono, Derrick de Kerckhove - il resto sono pagine di siti prestigiosi, di siti istituzionali, di motori di ricerca che contengono o linkano il mio nome o i miei siti web; inoltre ricevo e rispondo a moltissime e-mails che provengono da tutto il mondo. Nel Web ho più identità come individuo ma non perdo il senso di appartenenza al gruppo: abito in Piazza del Villaggio Globale (Global Village Square). I miei navigatori ed i corrispondenti tramite e-mail sono Università, Centri di Ricerca, Associazioni Culturali, Istituzioni, Studenti, Giornalisti, Artisti, Filosofi, Antropologi, Poeti, emigrati e discendenti di emigrati italiani, persone comuni di tutto il mondo...e a San Giovanni in Fiore si fa finta che io non esista!

Ma si può vivere solo di relazioni sociali telematiche?

Meditando ancora sulla distanza fra i corpi determinata dal progresso tecnologico nella comunicazione, come in aIds: storie d’Impero applicato, opera teatrale ideata, prodotta e rappresentata nonostante tutto a San Giovanni in Fiore, si arriva a riflettere spesso, al di là della emarginazione personale, riguardo a quella del sud del pianeta, al digital divide, alla violazione dei diritti umani, alla subordinazione culturale da parte dell’Occidente, alla profonda crisi dei valori umani universali.

Allora per ”esserci” si torna a lavorare alla costruzione di una piattaforma globale di volontariato per lo sviluppo, la convivenza, lo scambio fra culture diverse, indirizzata alla formazione e all’informazione, interessata allo sviluppo di Internet e del Web al fine di rendere più ampio lo spazio di scambio interculturale, grazie alla trasmissione del pensiero, delle intenzioni, dei progetti, del nostro bisogno di ”esserci”. Le persone che lavorano ad emigrati.it, al laboratorio di produzione culturale "la Voce di Fiore" ed ad altri siti web della internet-network florense credono che lo sviluppo dell’UOMO consista nella diversificazione delle Culture in una convivenza pacifica garantita dal dialogo e dalla comunicazione digitale globale. Con il web si ha la possibilità di offrire a chiunque al mondo lo cerchi quello che tu comunichi, e si ha la possibilità di conformare comunità di pensiero al di là dei luoghi geografici e delle culture: il riconoscere queste possibilità dona un grande senso di pace, di libertà, di speranza. Questi i motivi che alcuni anni fa mi spinsero ad abbandonare qualsiasi altra attività per studiare Internet e per imparare a costruire siti Web: come reazione alla incomunicabilità e all’emarginazione all’interno della società di appartenenza fui irresistibilmente attratto dalle infinite possibilità di scambi comunicativi che l’intelligenza connettiva permette.

Oggi fornisco sul Web informazioni partendo dall’enunciato di Nietzsche che "non ci sono fatti, solo interpretazioni" e che anche questo enunciato è "solo" un’interpretazione. Il mio modo di intendere una Ermeneutica per l’Internet è di partecipare alla sua costruzione nel Web con entusiasmo ogni giorno, con la massima sincerità d’espressione della mia interpretazione dell’esistenza: una INTERPRETAZIONE dei fatti, della vita, della cultura, dell’arte, della storia infinita di immigrazioni ed emigrazioni, in sintesi dell’antropologia culturale di una città, nata intorno all’Archicenobio Florens fondato da Gioacchino da Fiore, isolata per secoli su di un massiccio montuoso al centro del Mediterraneo, un tempo centro mistico e votato allo Spirito - una ERMENEUTICA PER IL WEB da San Giovanni in Fiore, Sila, Calabria, Italia.


In attesa di ulteriori intrecci nell’ampliamento dell’architettura dell’intelligenza connettiva che già si diffonde, auto-costruendosi, da Fiore alla Terra, pongo quindi come fondamenti filosofici per un’elevata qualità dell’esistenza umana e per un futuro migliore: l’umanesimo nell’interpretazione della filosofia buddista di Nichiren Daishonin e la solidarietà, la carità, l’ironia, derivate dall’ermeneutica di Gianni Vattimo e dal pragmatismo di Richard Rorthy; grazie ad Internet ed al World Wide Web contribuisco all’edificazione della Piazza del Villaggio Globale di Derrick de Kerckhove trasmettendo ad altri quel che altri mi ha trasmesso al fine di favorire l’affrettarsi di una Escatologia Florense contemporanea come età dell’Interpretazione e dell’Intelligenza Connettiva. Il pensiero e le più alte sfere della conoscenza sono attività e processi continuamente derivati da se stessi, e alimentati da se stessi. La ricerca esistenziale e filosofica dovrebbe tendere al fine di migliorare se stessi per poter così contribuire fruttuosamente al miglioramento della qualità dell’esistenza e al raggiungimento della felicità dell’intero genere umano. Nell’età dell’interpretazione dell’intelligenza connettiva il pensiero non ha più luogo geografico o appartenenza proprietaria: è finalmente patrimonio dell’UMANITÁ.

Francesco Saverio ALESSIO

NOTE:

1) L’intelligenza connettiva è un termine che uso per indicare l’impatto odierno di Internet sul pensiero umano. Allo stesso tempo, è un concetto che ha radici antiche, pre-verbali, addirittura applicabile al regno animale, solo che non era riconoscibile come tale. Questo per dire che le nuove tecnologie, tutte le nuove tecnologie ci danno semplicemente gli strumenti per analizzare questa condizione dell’essere umano. Siamo abituati a ritenere che il pensiero appartenga a una dimensione privata, e questo è il frutto di quel tipo di comunicazione specifico che è la lettura. Inoltre, il pensiero è considerato come il risultato di un qualcosa di "interiore", mentre il prendere la parola è immaginato come un atto individuale. Ma anche il dialogo fa parte del pensiero. Per questo ritengo che il pensiero sia un "linguaggio silenzioso", ma che la parola sia una forma di pensiero connettivo. L’intelligenza connettiva trova un suo naturale ambito nella connessione web, nella quale però il singolo ha la duplice possibilità di far parte di un gruppo senza perdere la sua identità e di avere un’identità senza perdere il senso del gruppo. Vorrei però precisare che l’intelligenza connettiva è differente dall’intelligenza collettiva di cui si scrive quando si affronta la comunicazione elettronica. In questo caso, l’intelligenza collettiva è legata a universi a senso unico in cui l’individuo si perde. L’individuo si perde, infatti, nel discorso televisivo, nel discorso radiofonico, esattamente come si perdeva nel discorso orale comunitario. L’intelligenza connettiva riguarda invece la possibilità di condividere il pensiero, l’intenzione e i progetti espressi da altri.

DERRICK DE KERCKHOVE - in un’intervista di Benedetto VECCHI - il manifesto, del 30 luglio 2002 Architecture of Intelligence Architecture of Intelligence:The Invention Of Space (http://architecture.openflows.org/index.pl?section=invention) Architecture of Intelligence:Principles Of Connected Architecture (http://architecture.openflows.org/index.pl?section=principles) McLuhan Program in Culture and Technology (http://www.mcluhan.utoronto.ca) Communication in Evolution: Social and Technological Transformation ( http://www.mcluhan.utoronto.ca/article_communicationevolution.htm#) The Official Site of Marshall McLuhan (http://www.marshallmcluhan.com) McLuhan Global Research Network (http://www.mcluhan.ca) Maastricht McLuhan Institute (MMI) (http://www.mmi.unimaas.nl) Gingko Press, Official Publisher of Marshall McLuhan (http://www.gingkopress.com) Connected Intelligence Connected Intelligence is an innovative technology that can address the educational challenge of bringing students and teachers together to generate a range of solutions by utilizing the connective energy of knowledge networks (human and virtual). It is based on the work done by Derrick de Kerckhove, Director of the McLuhan Program and KPMG’s Electronic Markets Group.

Sito Web del Prof. de Kerckhove http://www.mcluhan.utoronto.ca/derrickdekerckhove.htm

2) L’emigrazione di massa da questo territorio ha provocato profonde e irreversibili trasformazioni nella vita sociale di questa comunità. Essa ha innescato l’abbandono forzoso di una base socio - culturale garantita dai vincoli di solidarietà familiare e vicinale, atta a promuovere nel corso delle generazioni la creazione e la riproduzione di modelli, idee, stili di relazione e di esistenza specifici. L’emigrazione non si costituisce come un evento neutro ma come congiuntura critica generale e persistente che si impone come fattore di perturbazione dei meccanismi di regolazione dell’individuo e del gruppo. Per ciò stesso essa deve essere fronteggiata con molteplici strumenti culturali e psicologici. Essa si manifesta come periodo di transizione ambivalente, come un’occasione di sviluppo che contiene anche un rischio concreto di perdita e di dissoluzione. Al centro di ogni esperienza migratoria si colloca una fase di separazione dall’ambiente originario che fornisce sicurezza ontologica e nutrimento psicologico. La lacerazione di questo continuum esistenziale inaugura la sperimentazione di una angoscia di morte e di vuoto, e una sensazione di caduta senza fine in uno stato di disintegrazione.

A carico di questo sistema sociale l’emigrazione di massa ha determinato:

a) rottura e disgregazione della famiglia patriarcale b) sovversione del legame organico tra ruoli sessuali e produttivi, conseguente all’immissione delle donne nel ciclo economico; c) delegittimazione interne ed esterne dei valori culturali autoctoni; d) alterazione della coerenza e della coesione del gruppo originario, causata da processi di: d1) frammentazioni, per allontanamento definitivo dei proietti; d2) incistamento sub - culturale, per integralismo reattivo alla fobia del nuovo e del diverso che appaiono nel campo sociale ( fondamentalismo misoneista ); d3) implosione, per estinzione tendenziale della cultura originaria con collasso della sua visione del mondo.

SALVATORE INGLESE - L’Inquieta Alleanza Fra Antropologia e Psicopatologia - (ricordi e riflessioni di un’esperienza sul campo), 1992, I Fogli di ORISS - http://www.oriss.org

3) -[...] L’antipatia dell’arte è costitutiva dell’attività creativa, in quanto lavora sulla diacronia di ogni attesa consolatoria, sulla solitudine di un gesto che non chiede alcuna solidarietà. L’artista esegue la prescrizione nicciana di partire sempre da uno stato rovinoso del linguaggio, da una condizione non conciliante con le cose, si muove dentro il crollo di ogni ordine, per effettuare una ricomposizione che annulli la precedente disposizione a favore di una forma capace di fondare un ordine nuovo, uno scenario in cui i reperti si aggregano tra loro secondo disposizioni impreviste da altri.
— ACHILLE BONITO OLIVA - Teoria del genio antipatico (con naufragio) - Art Studio, Milano 1989

Kènosis

[...] L’uomo post moderno, se assume fino in fondo la condizione debole dell’essere e dell’esistenza, può finalmente imparare a convivere con sé stesso e con la propria finitezza, al di là della residua nostalgia per la fine di ogni assolutezza della metafisica. Accettare la condizione costitutivamente scissa , instabile e plurale che è propria del nostro essere, destinato alla differenza, alla transitorietà e alla molteplicità, significa essere in grado di praticare attivamente la solidarietà, la carità e l’ironia. L’uomo che distoglie la sua attenzione dall’oltremondo e la rivolge a questo mondo e a questo tempo (Saeculum significa anche "questo tempo presente") si adopera per far valere gli ideali del pluralismo e della tolleranza ed evita che una particolare visione del mondo s’imponga servendosi dell’autorità che le è attribuita. La "morte di Dio" (un’espressione che originariamente appartiene a Lutero) oggi indica l’icarnazione, la kénosis (dal verbo kenóo, rendo vuoto), con la quale Paolo allude al "vuotarsi di se stesso" compiuto dal Verbo divino che si è abbassato alla condizione umana per morire sulla croce. Tutto questo ci spinge verso una concezione meno oggettiva e più interpretativa della rivelazione, vale a dire verso una concezione "dell’ultimo dio".

tratto dalla INTRODUZIONE - Una religione senza teisti e ateisti - (pag. 23-24) a

IL FUTURO DELLA RELIGIONE - Solidarietà, carità, ironia - Richard RORTY - Gianni VATTIMO

a cura di Santiago ZABALA, edito da GARZANTI, 2005

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